“Per tutti
e due gli autori c’è la cataclisi, il momento che li spinge a questo libro.
Per l’incolore, ubbidiente, balbuziente Carroll è l’incontro con Alice Liddell
e le sue sorelle. La sua infanzia nella fattoria, che lui credeva finita,
torna, giocosa e ammaliante, sotto forma di tre ninfe. Ma, per favore, lasciamo
stare Nabokov. Basta leggere l’inizio di “Lolita”, che è libro di passione
dichiarata e senza limiti, per vedere la differenza. Lasciamo agli psicanalisti
le interpretazioni sulla passione di Carroll, quella di fotografare bambine.
L’eros in “Alice” è, in chi vuole trovarlo, a disposizione del lettore. Tenniel
disegna Alice bruttina, Disney, l’ambiguo malvagio geniale Disney, la farà
sexy.
Ma Lolita è la rovina di Humbert Humbert, Alice è la salvezza di Carroll.
Dopo aver incontrato Alice il grigio serioso reverendo diventa un affabulatore,
un narratore brillante, un creatore di nonsense, finalmente gioca, e vicino
alla serietà, alla “spoudè” appare la “paideia”.”
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