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La maestrina erotica.
Fatti e misfatti di Palmiro Premoli, corruttore di bozze.

Aggiunse e tolse. Visse una vita di addizioni e sottrazioni, ma non fu un matematico, sebbene dei matematici non gli mancasse il capriccio. Da ragazzo, appena assunto da un’arcigna casa editrice, si innamorò di una giovane redattrice che gli ricordava irresistibilmente la pia signorina Garavini, con la quale aveva passato tutti e cinque gli anni delle elementari, e compì la prima prodezza: trasformò in “maestrina erotica” la “maestria erotica” dei trovatori provenzali che affollavano il dotto volume che gli avevano dato da correggere. Da vecchio, quando ormai non vedeva più un’acca, prese “Sacher” per “Sacer”, e così fece più che onorare il manuale per ghiottoni al quale stava lavorando: lo beatificò. Aveva fatto in tempo a confondere i “sentimenti” della fervida Corinne con gli “smentimenti” suoi, cioè con una vigorosa ritrattazione dei sentimenti, o a volgere “l’anima anemica” dell’indolente Oblomov in una bellicosa anima nemica, su cui, a chi gli chiedeva: Nemica di chi?, non fornì mai la minima spiegazione. Morì infelice, mentre si affaticava su un “ridiamocela” che non riusciva a spiegarsi lui, lacerato fino all’ultimo fra l’esortativo di dare e quello di ridere. Se ne andò così, senza aver tolto o aggiunto nulla per la prima e unica volta.
Questo libro racconta le molte imprese della sua penna, che alcuni chiamano spropositi e altri magie. Intanto è scritto, come si dice del Destino, e correggere le bozze del Destino, fortunatamente, non si può.

Eugenio Baroncelli, Pagine bianche, 55 libri che non ho scritto (via wanderingocicat)

"Sì, sono rimasta alla fase del diario di scuola media. Hai problemi? Almeno io non chiamo “Mabel” la mia protagonista. Ma perchè dai romanzi sono sparite le Marie, le Anna, le Rosa, Rosanna, Nunzia. Si, rimane Sofia, vabbene, ma sì sa che Sofia è un nome che piace ai fighi. Quelli che chiamano il loro Rhodesian Ridgeback “Sofia”. Siamo dei gran fighi. A me Sofia mi fa venire in mente una mia compagna delle elementari che si leccava le mani. Si, poraccia, magari è una turba con un nome specifico, sicuramente un gran problema. Fatto sta che non penso che chiamerò mia figlia Sofia, e neanche la mia eroina. Giuseppina, Linetta, Giovanna. Ma che nome è Mabel? Ma chi si chiama Mabel? Tua nonna si chiamava Mabel? Ma cos’è? La tua ventiquattrore di pelle, si può chiamare Mabel. Il burrocacao senza grani per pelli delicate, si può chiamare Mabel. Ci scommetto che tu nonna non si chiamava Mabel"

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Io vidi per la prima volta, al di là dei tetti, un pezzo di mare notturno! Era luce anche nel buio: una luce annottata che se non l’avessi vista non avrei mai potuto immaginarla. Restai lì a guardare le stelle e il mare, e la gioia mia se ne andò tra quelle due cose, così lentamente, così dolcemente che diventò pace. Una pace in preghiera davanti al miracolo di un’acqua notturna sotto le stelle.
Noi uomini siamo chiusi tra la bellezza della terra e quella del cielo. Per avere avuto una custodia così preziosa, può anche essere vero che il dolore umano sia prezioso.
Dolores Prato, Scottature (via wanderingocicat)
Uscendo, l’odore di terra bagnata feriva il cuore con tanta dolcezza che tutta la vita a venire pareva dovesse replicare il successo di quella giornata: acquazzoni da nulla, al mattino, quindi stizzànie di un’ora, quindi il sole per terrazze e balconi, con uccelli a far festa, come nella poesia che avevo imparato a memoria l’altr’anno. Si capisce che poi la vita non è andata veramente così.
Diceria dell’ untore, G. Bufalino